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GRUMENTUM

Di Mboesch – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=50323620

I primi insediamenti abitativi nella zona si possono far risalire al VI secolo a.C., tuttavia la fondazione della città vera e propria risale al III secolo a.C. ad opera dei Romani, nell’ambito della creazione di una serie di avamposti fortificati in posizione strategica realizzati durante le guerre sannitiche: la città sorse infatti quasi contemporaneamente a Venusia (291 a.C.) e a Paestum (273 a.C.). Da Grumentum passava la via Herculea, tra Venusia e Heraclea, e un’altra strada conduceva alla via Popilia sul versante tirrenico, facendo della città un nodo di comunicazione strategicamente importante. Durante la seconda guerra punica, vi si svolsero due battaglie tra Romani e Cartaginesi (215 e 207 a.C.). Lo storico Tito Livio narra del primo scontro tra Annone (figlio di Bomilcare) e l’esercito romano condotto da Tiberio Sempronio Longo, e di come nel secondo Annibale si fosse accampato a ridosso delle mura della città e fosse quindi stato sconfitto e costretto alla fuga dai Romani, provenienti da Venosa e guidati da Gaio Claudio Nerone. Durante la guerra sociale la città si schierò con i Romani e venne distrutta e saccheggiata dagli Italici, attraversando un periodo di crisi e di calo demografico. A partire dalla seconda metà del I secolo a.C. la città venne ricostruita, e una serie di monumenti pubblici vennero edificati in epoca cesariana e augustea. A quest’epoca, o al successivo periodo giulio-claudio risale probabilmente l’attribuzione dello statuto di colonia. Nel 312 d.C. il giovane martire cristiano Laverio venne decapitato fuori le mura di Grumentum alla confluenza dei fiumi Agri e Sciaura, era il 17 novembre sotto il prefetto Agrippa. Grazie a San Laverio martire Grumentum nel 370 divenne sede episcopale, ma subito dopo iniziò un progressivo abbandono della città e del fondovalle, a causa delle continue incursioni saracene (IX e X secolo). Gli abitanti di Grumentum si sparsero per tutta la Val d’Agri fondando sulle alture circostanti nuovi centri fortificati, che divennero gli attuali paesi della zona: fra questi Saponara, ribattezzata poi Grumento Nova proprio in onore di Grumentum, fondata nel 954 sulla collina sovrastante l’antica città.

Le prime indagini storico-archeologiche su Grumentum di cui si hanno notizie sono quelle ad opera di Giovanni Antonio Paglia che, tra il 1563 e il 1564, portò alla luce le prime epigrafi, dando inizio così al dibattito per l’identificazione e la collocazione del sito della colonia romana. [1][2]. I primi sterri vengono invece svolti nel Settecento da Carlo Danio, arciprete di Saponara di Grumento (l’attuale Grumento Nova)[3]. Importante fu il successivo lavoro di trascrizione delle epigrafi raccolte da Danio nella sua collezione ad opera di Sebastiano Paoli[4]. Nella prima metà dell’Ottocento Andrea Lombardi ha fornito una descrizione dettagliata di ciò che era visibile nel sito di Grumentum, soffermandosi sull’anfiteatro, sulle terme, sull’acquedotto, sulla porta cosiddetta Aquilia. Riferiva che la porta era stata spogliata dei marmi che la decoravano, utilizzati per decorare la Porta di Saponara di Grumento. L’autore ha descritto anche tutti i reperti ritrovati nell’area e ancora presenti nel giardino che era stato di Carlo Danio, fornendone un elenco assai lungo e dettagliato, lamentando la dispersione della collezione[5][6]. Theodor Mommsen nel 1846 giunse a Saponara di Grumento per raccogliere le testimonianze epigrafiche grumentine: egli si era recato sul posto per vedere sia le epigrafi contenute nel giardino del Carlo Danio, sia quelle sparse nel territorio[7]. Con la nascita del Regno d’Italia l’area archeologica venne assegnata in gestione al Ministero della Pubblica Istruzione, ma non fu ancora scavata sistematicamente: i ruderi degli edifici venivano ancora rinvenuti occasionalmente[8]. Alla fine dell’Ottocento, Giovanni Patroni riporta numerose notizie sul patrimonio epigrafico grumentino e sulla piccola collezione civica che si stava accumulando nella Biblioteca Comunale[9]. Michele Lacava e più tardi Vittorio Di Cicco proseguirono le indagini sul campo per conto del Museo Provinciale di Potenza.

Agli inizi del secolo l’ispettore Francesco Paolo Caputi pubblicò uno studio sistematico sui ritrovamenti archeologici e sugli studi eruditi relativi a Grumentum dei due secoli precedenti[11]. Nel 1951 Pellegrino Claudio Sestieri avvia una campagna di scavi a partire dal teatro: dopo averne messo in luce una metà, per mancanza di fondi, dovette interrompere l’indagine. In quegli anni era stato anche costruito un piccolo antiquarium per accogliere i reperti rinvenuti a Grumentum[12]. Nel 1961 il Ministero della Pubblica Istruzione dichiara di importante interesse archeologico la zona del teatro, delle terme e dell’anfiteatro. Nel 1964 fu istituita la Soprintendenza alle Antichità della Basilicata; l’indagine fu portata avanti dal primo soprintendente alle antichità della Basilicata, Dinu Adamesteanu, il quale tra il 1964 e il 1968 curò anche il restauro del teatro e pubblicò i risultati degli scavi.